Buttatevi nei social media anche se non li capite!

L'albero dei social media

Se siete lettori di blog che parlano di marketing e comunicazione d’impresa sarete certamente subissati di articoli riguardanti i motivi di avere un blog o un account di Twitter, o una pagina su Facebook e qualsiasi altra cosa che spesso non sapete nemmeno cosa significa. Anche mia madre che non ha un computer e non lo sa usare, ma legge assiduamente articoli di blog riportati su riviste e quotidiani, mi chiede cosa sia Facebook.

E malgrado questo bombardamento c’è ancora molta gente e molti imprenditori che pensano di non aver bisogno di un blog!

Nei prossimi cinque minuti vorrei cercare di convincervi dell’importanza di tuffarsi nel mondo dei blog, di Twitter, di Facebook ecc.

Dieci anni fa…

Torniamo indietro di 10 anni al 1998 (ai miei inizi guarda caso)…
era un periodo in cui chiunque e ogni azienda (forse è il caso di limitarsi al mondo occidentale anche se non mi piace questa espressione) era convinta di aver bisogno di un sito web. Sì, era paradossale (confrontata ad oggi) la domanda di siti web e la fiducia che il committente riponeva in questo investimento.

Il bello è che nessuno aveva la minima idea di cosa potesse farsene di un sito web. Era una brochure? Una vetrina? Un manifesto? Qualcuno diceva: “È un nuovo modo di fare business.” La gente rimaneva senz’altro a bocca aperta… ma cosa diavolo significava?

Ormai la cosa aveva preso una strana piega per cui se non avevi un sito web eri invisibile. Sia chiaro, non semplicemente difficile da contattare, no, invisibile!

Ogni azienda si muoveva già per suo conto in pubblicità e public relations per raggiungere le persone con i propri slogan, ma poi cosa accadeva? Le persone venivano ad acquistare al negozio? Chiamavano il numero verde per maggiori informazioni? No, nel 1998 la gente voleva un indirizzo internet e se non avevi da darglielo avevano finito con te. L’era del HTTP:// come biglietto da visita era iniziata e chiunque aveva l’obbligo di avere un sito (mi viene da ridere oggi).

Attenzione però, le aziende continuavano a non avere idea dell’utilità di un sito web, ma avevano almeno capito di non avere scelta: se non lo facevano, lo faceva il loro diretto concorrente, e anche se si trattava di fare qualcosa di cui non si capiva il senso e non si percepiva il valore lo si faceva ad ogni costo (purtroppo la bolla speculativa che ne è risultata ha fatto saltare il sistema pochi anni dopo).

Come puoi arricchirti col web? Nessuno può insegnarlo e anche quelli che cercavano di convincere il mondo a “vivere” nel web non avevano idea del vero potenziale di internet. Internet non è semplicemente “un altro media” ma è capace di creare quelle condizioni e opportunità per cui Amazon è diventato 34 volte più grande di Barnes & Noble, o dove NetFlix ha affondato Blockbuster, e ancora dove Skype vale 2.6 Miliardi di Dollari mentre le compagnie di telecomunicazioni sono in crisi.

Non si tratta solo di un nuovo media, è un mondo completamente differente dove i modelli di business sono diversi rispetto al mondo reale. Da un punto di vista economico è un mercato parallelo a quello reale in grado di offrire infinite opportunità grazie alla riduzione degli spazi e dei tempi e alla sua natura digitale. Credo fermamente che la data della “scoperta” del web dovrà essere ricordata come quella della scoperta dell’America.

Oggi

Torniamo ad oggi e possiamo notare che il disegno di dieci anni fa è cambiato notevolmente.

Social media

Oggi, anche se hai un sito web nuovo sei invisibile in Internet!

Prendiamo per esempio photoDiary, una applicazione realizzata qualche anno fa dal mio studio per creare in modo semplice e veloce un proprio blog fotografico. La mia azienda non ha interesse ad arricchirsi con questa applicazione che infatti ha rilasciato in open-source… ma supponiamo per un attimo di sì.

photoDiary è praticamente invisibile. Come potreste trovarlo? Cercando su Google “photo blog”? Eh eh non scherziamo! Qualsiasi motore di ricerca al mondo non indicizzerebbe mai un nuovo sito web nei primi posti per queste parole chiave, troppo diffuse e abusate.
Quindi che possiamo fare per raggiungere il nostro target, i blogger? Mettere una pubblicità in una rivista per blogger? Oops, i blogger non leggono riviste cartacee. Ok allora faremo pubblicità su blog famosi e frequentati! Oops, i blogger leggono i blog con gli RSS readers che (normalmente) non mostrano pubblicità.
Prendiamone atto: photoDiary è invisibile. Sì, ci sono un sacco di articoli apparsi su blog e portali che ne parlano ma non bastano a fargli spiccare il volo.

Sal sul carro dei social mediaI giorni del “fai un sito e pubblicizzalo” sono finiti. È troppo costoso essere notati in un sistema in cui il search marketing è un mercato gonfiato.
I social media rimangono la sola via in cui photoDiary può prendere slancio: cerchiamo di capire il perché. Se Darren Rowse o Brian Clark ne parlano allora è visibile. Se raggiunge la prima pagina di Digg è molto visibile. Una volta che è visibile, una volta che avrà molti link in entrata e molto traffico allora avremo la possibilità di iniziare ad utilizzare tutte le più dispendiose tecniche di SEO per rimanere visibili il più a lungo possibile. Si parla di investimenti che hanno almeno quattro zeri. I social media sono invece gratuiti e rimangono l’unica strada per evitare rallentamenti e spese folli di denaro.

I social media stanno cambiando le regole del mercato, proprio allo stesso modo in cui il web lo fece dieci anni fa. È tutto in movimento e ancora si può solo ipotizzare dove si stia andando, ma è chiaro che i tempi stanno cambiando e chi non salta sul treno alla svelta rischia di fare la fine della stampa.

Esempi?

  • In un test portato a termine da BazaarVoice, Rubbermaid ha scoperto che pubblicare i pareri dei propri clienti incrementa le vendite e diminuisce i resi dei loro prodotti. Gli scettici sostenevano che i prodotti con giudizi negativi sarebbero rimasti invenduti. Invece è accaduto il contrario: i clienti che leggono i giudizi negativi non sempre sono d’accordo o non gli interessa quel particolare problema segnalato e se il prezzo è conveniente si rivela comunque un affare.
  • Fog Creek software ha guadagnato milioni di dollari da FogBugz, un sistema di tracking dei bug. Ci sono centinaia di bug-tracking systems in commercio: gratuiti, economici, costosi, open-source, ma nonostante questo Fog Creek ha una grande visibilità e successo senza fare pubblicità. Come? Perché il fondatore, Joel Spolsky, ha realizzato un seguitissimo blog sull’arte di scrivere software. Ha anticipato i tempi; prima dell’avvento degli RSS notificava i propri lettori via e-mail quando uno nuovo era stato pubblicato e disponibile. È riconosciuto da tutti che senza questo approccio Fog Creek sarebbe rimasta una sconosciuta software agency come tante altre.
  • Nike ha permesso alle persone di costruirsi e ordinare scarpe personalizzate sul suo sito web. Gli scettici dicono che personalizzazioni troppo spinte possono fare aumentare notevolmente i costi di produzione e quelli progettuali e che le persone hanno bisogno di provare le scarpe prima di acquistarle. Sbagliato! Quando il sito venne pubblicato Nike creò dei negozi reali in cui era possibile fare la medesima cosa. Da questi negozi deriva ad oggi più del 25% delle entrate della Nike.
  • Sempre in tema scarpe anche Zappos vende scarpe in Internet. Il CEO Tony Hsieh è convinto che la loro leggendaria presenza in Twitter si riflette sulle vendite. Lui stesso ha anche scritto una guida a Twitter per principianti. Lui sostiene ancora che Twitter e gli altri strumenti di comunicazione aperta sono necessari per una eccellente assistenza ai clienti; gli implegati sono istruiti su Twitter. Zappos ha fatturato 1 miliardo di dollari lo scorso anno nonostante la recessione; è inutile negarlo… hanno colto nel segno.
  • Il sito Marketing.fm che tratta di temi riguardanti marketing e tecnologia ha il doppio delle visite del concorrente marketing.com. Uno ha un blog con utilissimi contenuti e servizi e uno no: indovinati chi!
  • Zeus Jones descrive altri 16 esempi di successo.

Nei prossimi dieci anni ci saranno tanti altri casi come questi.

Resteranno immutati gli attuali siti e social network? No.
Saremo in grado di capire nell’immediato come utilizzarli nel modo migliore? No.
Ci saranno nuovi strumenti tipo questi in futuro? Sicuro.

Ma oggi e nel futuro prossimo questa è la realtà dei fatti: dovete buttarvi dentro ai social media anche se non li capite!

Se volete una spinta noi siamo qui ;-)

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Questo articolo è stato scritto da:

Cristian Galletti - autore di 58 articoli su Webgriffe® magazine.

Co-fondatore e direttore creativo di Webgriffe: appassionato di design, grafica, creatività e fotografia, segue l'evolversi delle tendenze della rete con passione e partecipazione.

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11 commenti a “Buttatevi nei social media anche se non li capite!”

  1. Roberto XSM Says:

    Mooolto interessante veramente questo articolo! L’ho letto tutto d’un fiato!

    Ciaoo!

    Reply

  2. Ciro Says:

    Bravo Cristian, ottimo articolo
    tu sei uno che con il web è cresciuto passo dopo passo….;)

    continuerò a seguirti sempre

    Reply

  3. Serena Says:

    Bel pezzo Cristian…credo che ti chiederò qualche consiglio in privato :) (ci si becca anche su linkedin, incredibile)

    Reply

  4. Laura Bolletta Says:

    Ciao Cristian ho letto il tuo articolo e devo dire che l’ho trovato molto interessante: una bella sintesi di come sono cambiati i tempi del web negli ultimi dieci anni.

    il mio interesse per il web è nato circa tre anni fa, per caso, ed oggi mi trovo a lavorare in una web agency. Come account mi capita di parlare a clienti, o potenziali clienti, della nuova era di Internet: marketing conversazionale e social network, ma sinceramente evito di dire: aprite account e comunicate. Certo, stiamo parlando di mezzi a basso costo, quindi potenzialmente appetibili, ma che devono essere gestiti in maniera corretta. Infatti le logiche del marketing tradizionale non si sposano molto bene con quella che è la comunicazione su web e, soprattutto con i social network. La conversazione e l’informazione sono i pilastri fondatori di un marketing che parla alle persone, bisogna fare molta attenzione a non cadere nell’autocelebrazione o nella mera promozione: per quello esistono altri strumenti.
    Apriere un blog aziendale forse oggi è il modo più semplice per riuscire a capire le logiche che animano la parte abitata della rete, cosa per molti ancora sconosciuta.

    Prendo come esempio la mulino bianco, con il suo progetto “il mulino che vorrei”: non li senti mai parlare di promozioni, ma li senti conversare con i loro followers. Hanno avuto la genialità di capire che devo parlare con chi i loro prodotti li compra per continuare ad essere leder del mercato. Adesso si stanno facendo una cultura sul campo di quelle che sono le allergie alimentari e la loro diffusione. Certo, stiamo parlando di un’azienda che ha risorse non indifferenti, ma il concetto, secondo me, rimane sempre lo stesso.
    Conoscere, parlare, confrontarsi per andare avanti e soddisfare bisogni anche non manifestati; quindi lavorare sulla reputazione del marchio, anche on line.

    Certo, questo rimane il mio punto di vista ed avere un confronto con il tuo mi è stato molto utile.

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  5. Alessandro C Says:

    Post interessante che ben fotografa lo stato attuale della nostra rete. Non condivido però quel “buttatevi”, il recente passato è zeppo di progetti falliti sui new/social media a causa di pressapochismo. La comprensione di questi network è a mio avviso fondamentale per attuare una corretta strategia di comunicazione (che perdipiù spesso non dà neanche i risultati sperati..). Cosa ne pensi?

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    • Cristian Galletti Says:

      Gentile Alessandro, grazie per l’intervento. Il titolo scelto per l’articolo è una provocazione che, insieme alla mancanza di una reale soluzione espressa nelle righe del testo, non vuole far altro che suscitare nel lettore/cliente la consapevolezza che il web sta correndo e che in pochi anni si è trasformato in qualcosa che Lui non è più in grado di gestire senza l’appoggio di figure esperte di web marketing e strategia online.

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  6. stefano Says:

    ciao, lancio una sfida:
    Cristian riusciresti a lanciare in modo vincente la mia azienda che produce olio d’oliva?

    puntiamo tutto sull’EXPORT…

    saluti,
    stefano88@gmail.com

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