Cinque errori da non commettere quando si investe nel web

mer, set 23, 2009

Per chi fa Web

Web strategy

Questo articolo prende in esame alcuni errori che possono essere commessi quando si investe in un progetto web. Cerchiamo di dare una risposta alla seguente domanda:
quando un progetto web rischia di essere inutile?

Quando non è un progetto

Molto più spesso di quanto non si creda le aziende non progettano la propria presenza nel web. Essere online è relativamente semplice e rapido, allora perché scomodarsi a fissare un budget e a progettare? E perché designare una figura o addirittura una struttura che si dedichi alla gestione dei propri contenuti on-line? In fondo un sito web è un motore che, una volta avviato, sta lì e non ha bisogno di manutenzione continua. Sono gli utenti che visitano il sito e fanno girare gli ingranaggi del motore, non è così? La risposta, ovviamente, è no.

Progettare permette di determinare le funzionalità da sviluppare, di pianificare le attività di ciascuna delle parti in causa e di prevedere date di rilascio. Stabilire un budget consente di definire gli obiettivi del progetto. Dedicare una o più figure alla gestione del progetto e dei contenuti significa non solo avere avviato un motore ma avere la capacità di mantenerlo in funzione e di governarlo.

Quando non c’è un ritorno dell’investimento

Se compro una fotocamera digitale so perché ho speso dei soldi. Se investo in comunicazione so che sto spendendo denaro in cambio di un ritorno pubblicitario. Se investo in un sito web perché lo faccio? I motivi possono essere diversi, l’importante è che ce ne sia uno.

Spendere denaro in un progetto web senza avere chiaro perché lo si fa è il motivo principale per il quale molte aziende considerano qualsiasi cifra troppo alta per realizzarlo. Anche un classico “lo faccio perché lo ha fatto anche il mio concorrente” va benissimo perché rappresenta comunque una motivazione.

Quando risparmio non fa rima con guadagno

Realizzare un sito web significa dare un servizio e i servizi non si misurano sul costo ma sul valore. Chiedere ad un fornitore di abbassare il prezzo di un servizio equivale a chiedergli di abbassare la qualità del suo lavoro. Se a breve termine ciò può portare a un risparmio, quasi mai a medio o lungo termine il risparmio si rivela reale.

Per rendere l’idea credo valga la pena fare un esempio tratto da un episodio reale capitato non molto tempo fa. Ci è stato chiesto di realizzare per un brand italiano molto noto un sito di abbigliamento di media complessità. Fatta l’analisi delle funzionalità e proposta la nostra idea di costo il lavoro non è stato assegnato. Non c’è stata nessuna trattativa, il lavoro è stato assegnato ad un altro fornitore (straniero) senza spiegazioni. Facile intuire che la spiegazione risiedesse in un prezzo molto più basso. Se il prezzo fosse stato solo un po’ più basso immaginiamo che ci sarebbe stato spazio per una trattativa.

Qualche giorno fa per curiosità professionale abbiamo visitato il sito realizzato dal fornitore straniero. A parte il constatare che le funzionalità implementate erano una frazione di quelle richieste, senza volerlo (era attivo il monitor HTTP del browser) ci siamo accorti che il traffico generato dal sito passava da un URL facente riferimento all’applicazione di gestione dei contenuti (CMS) realizzato dal fornitore. In pochi clic ci siamo collegati al CMS e con nostra grande sorpresa ci siamo accorti che in HTTP era possibile leggere in chiaro le credenziali di amministrazione. Il che equivale a lasciare una porta spalancata e a permettere a chiunque di entrare e far danni. Immaginate cosa sarebbe potuto accadere in termini di immagine se un malintenzionato avesse pubblicato contenuti non opportuni. Il cliente ha sicuramente risparmiato nell’immediato ma quanto avrebbe speso per riparare ai danni causati dalla insindacabile imperizia del fornitore che ha realizzato il lavoro? E quanto spenderà per far sistemare il CMS allo stesso fornitore o ad un altro?

Se si confrontano due o più offerte occorre prestare molta attenzione che si stiano confrontando realmente due oggetti equivalenti in termini di valore, funzionalità, garanzia di qualità e professionalità. Altrimenti il confronto non è alla pari, vincerà sempre l’offerta più bassa con conseguenze simili a quelle dell’episodio citato.

Quando si crede che essere online significhi essere visibili

Oggi ci sono più pagine web (circa due miliardi) che utenti (circa un miliardo). Non basta essere on-line per essere visibili. Quando si realizza un sito web non è sufficiente pubblicarlo affinché qualcuno lo visiti. Il progetto di visibilità on-line è un’attività talmente importante e complessa che molte aziende e professionisti si dedicano esclusivamente ad essa.

Progettare un sito non può prescindere dal progettare le modalità con cui questo sarà visibile nell’universo di internet. Altrimenti è come comprare una vettura per poi lasciarla in garage senza mai guidarla. Ancora una volta pianificare e definire un budget aiuta a comprendere come e dove spostare i vari pesi che comporranno il progetto nella sua complessità.

Quando non si ha niente da offrire all’utente

Ipotizziamo di aver definito il nostro progetto web, di aver individuato i fornitori e pianificato una campagna di visibilità che lo porterà ad essere indicizzato. Ma perché un utente dovrebbe visitare il sito? Spesso le aziende non se lo chiedono. Questo succede perché non sempre l’utente è al centro del progetto.

Non contano le dimensioni del progetto: grande o piccolo che sia deve esserci un motivo per il quale un utente sia invogliato a visitare il nostro sito e possibilmente a tornare a visitarlo successivamente.

Progettare avendo come riferimento l’utente e non il cliente che vuole realizzare il sito richiede uno sforzo. Lo sforzo principale è quello del cliente che deve rinunciare alla propria posizione centrale ed essere disposto a far ruotare il suo progetto attorno alle esigenze dell’utente.

Conclusioni

Abbiamo visto che affinché un sito web rappresenti un caso di successo occorre evitare di commettere alcuni errori. Occorre progettare, definire un budget, saper valutare il valore di ciò che si vuol realizzare, pianificare una campagna di visibilità e far sì che, una volta raggiunto il proprio target di riferimento, questo trovi nei contenuti e nei servizi offerti un valore. Solo così il progetto potrà rivelarsi efficace e completo e garantire un significativo ritorno dell’investimento.

Articoli correlati:

  1. Progettare a misura di utente
  2. Customer Experience – Parte I
  3. Il futuro del web design
  4. Customer Experience – Parte II
  5. Customer Experience – Parte III

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Questo articolo è stato scritto da:

Alessandro Ronchi - autore di 22 articoli su Webgriffe® magazine.

Co-fondatore di Webgriffe, si occupa di consulenza, analisi e sviluppo software ed è specializzato in tecnologie per il web.

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7 commenti a “Cinque errori da non commettere quando si investe nel web”

  1. Roberto XSM Says:

    Bell’articolo!

    Esiste un estensione per FireFox per monitorare le request HTTP?

    Reply

  2. Alessandro Ronchi Says:

    @Roberto: ciao, si chiama Firebug ed è molto più di un HTTP monitor. Se non lo conosci ti consiglio di utilizzarlo perché è davvero uno strumento eccezionale.

    Saluti, Alessandro

    Reply

  3. Sla Says:

    Bell’articolo!
    Mi è piaciuta soprattutto la parte di “le funzionalità implementate erano una frazione di quelle richieste” perché ci è capitata un’esperienza molto simile.

    Ci è stato chiesto un preventivo e uno dei requisiti era “effettuare delle donazioni on-line”. Noi di conseguenza ci siamo impegnati nell’offrire al cliente almeno un paio di possibilità per implementare questa funzione.

    Il nostro preventivo non è stato accettato per delle motivazioni molto simili alle vostre.

    Anche noi dopo un po’ di tempo siamo andati a curiosare, e non solo “le funzionalità implementate erano una frazione di quelle richieste”, ma la famosa donazione on-line era una semplice frase tipo “per le donazioni effettuare un versamento sul conto XYZ5555″………..HUH?!? Tutto qui?!

    Saluti e buon lavoro ;)

    Sla

    Reply

  4. Alessandro Ronchi Says:

    @Slavisa: ciao, quello che non è chiaro è se sono i clienti che poi ridimensionano le aspettative oppure se sono i fornitori che si aggiudicano il lavoro al prezzo più basso e poi implementano quello che vogliono.

    Nel primo caso non mi spiego perché il cliente, ridimensionate le aspettative, non torna a chiedere una nuova offerta.

    Nel secondo caso non mi spiego perché il cliente accetta che il fornitore implementi quello che vuole senza rispettare gli accordi. Forse non tutti propongono un contratto da firmare con clausole e garanzie. Noi lo facciamo sempre, tutela entrambi.

    Saluti, Alessandro

    Reply

  5. Sla Says:

    Alessandro secondo me spesso i clienti non sanno bene quello che vogliono. Siamo noi che dobbiamo tradurre le loro richieste e fargli capire, guidarli verso la retta via…
    Ti mando per mail un’immagine divertente a tal proposito.

    Oltre a questo però, purtroppo il costo influisce molto, c’é poco da fare…
    L’unica cosa che ci resta da fare è rendere attento il cliente al fatto che un prezzo più basso o corrisponde a una qualità più bassa oppure al non rispettare tutte i requisiti del progetto…

    Sono d’accordissimo, la firma ci vuole sempre, soprattutto per i clienti nuovi.

    Ciao

    Sla

    Reply

  6. Cagliostro Says:

    Bell’articolo, m’è arrivato con la newsletter di FOL.

    Due cose secondo me:

    1) I malintendimenti nascono perché da parte di chi commissiona il lavoro c’è ignoranza completa sull’argomento (o quasi), e quindi difficoltà a capire dove si sta investendo.

    2) Il fatto che il cliente che commissiona vada a ricercare il prezzo più basso potrebbe anche essere dovuto al fatto che qualche suo collega si è fatto fare un sito (a prezzi esorbitanti) da una società apposita che gli ha assicurato il posizionamento su parole ultraconcorrenziali, e ovviamente c’è rimasto fregato?

    Ovviamente sono tutte riflessioni che butto lì…un saluto a tutti

    C.

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